lunedì 8 gennaio 2018

La scienza delle pinne: la fluidodinamica

Torniamo ora a parlare delle pinne intense come derive fluidodinamiche e aerodinamiche in autovetture, aerei e scafi. In particolare nell'articolo proposto si parla delle pinne stabilizzatrici  per le navi. Il funzionamento di questo particolare tipo di pinne non sfrutta altro che la teoria dei profili alari, tanto usata anche, ovviamente, nell'aerodinamica per i velivoli.

Ovviamente le ben più note pinne da nuoto o immersione, pur non avendo il tipico profilo alare (e quindi discostandosi dal modello fluidodinamico di quest'ultimo), funzionano sfruttando principi simili, solo che, in questo caso, l'interesse non è posto sulla portanza, ma sull'incremento passivo della cosiddetta spinta. Come recita infatti un passo del già citato articolo How fins affect the economy and efficiency of human swimming:
Come sottolineato da Abbott et al. (1995), quattro forze fondamentali agiscono su una barca (o un corpo) in acqua: sollevamento, peso, resistenza e Spinta. [...] Le pinne sono destinate a migliorare la frazione della forza (Spinta) che è utile per spingere il corpo in avanti. In altre parole, essi hanno lo scopo di migliorare l'efficienza propulsiva della locomozione acquatica.


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